Amore e morte nelle poesie di Kazimiera Zawistowska e Maria Pawlikowska-Jasnorzewska: sviluppi, affinità e divergenze nelle loro poetiche

31/03/2021Alessio Mangiapelo

Nella Polonia di inizio Novecento i sentimenti sono in continuo fermento, sia prima della finalmente riacquistata indipendenza (coronata con la nascita della “Seconda Repubblica” nel 1918), sia nel periodo interbellico, fino ad arrivare alla conclusione della Seconda guerra mondiale. Tutti questi periodi saranno di nostro particolare interesse, poiché lasciano delle forti tracce in quello che è l’immaginario collettivo, anche in letteratura: le opere delle due protagoniste del focus di oggi sono infatti da considerarsi due fedeli testimonianze sulla vita dell’individuo in quei precisi momenti storici, ma risultano essere in primo luogo due delle più importanti testimonianze poetiche femminili di quella Polonia.

Alla luce di questo contesto storico, occorre inserire le figure di Kazimiera Zawistowska (1870-1902) e di Maria Pawlikowska-Jasnorzewska (1891-1945) nel nostro quadro letterario e sociale polacco. È necessario dunque un piccolo excursus nelle vite di entrambe le autrici, per poter successivamente analizzare al meglio i loro scritti.

 

Kazimiera Zawistowska (nata Jasieńska, conosciuta anche come “Ira”) nasce nel 1870 in Podolia, attuale Ucraina. La sua famiglia appartiene alla nobiltà terriera; le possibilità economiche della sua condizione le permettono dunque di visitare altri paesi europei tra cui l’Italia. Il suo debutto letterario avviene con la pubblicazione di alcune sue traduzioni di poeti francesi su importanti realtà editoriali dell’epoca come le riviste Życie di Cracovia-Leopoli e Chimera di Varsavia. La sua attività letteraria godette del fondamentale favore e benestare dell’amico Zenon Przesmycki (altresì conosciuto come “Miriam”, 1861-1944), importante poeta e critico attivo nel periodo della Giovane Polonia. La poesia di Zawistowska – sia per forma che per tematiche – potrebbe alle volte essere considerata monotona, vista la predilezione per la forma del sonetto o comunque strettamente rimata, come anche la ricorrente tematica erotica accostata spesso e volentieri a quella della morte. La poetessa esalta l’amore, la passione, considerando questi elementi caratterizzati appunto da un fortissimo eros come momento più importante e unico degno dell’intera esistenza; l’amore è fondamentalmente una continua ricerca all’insegna della nostalgia. È alquanto semplice dedurre la conseguente fascinazione della poetessa per il misticismo religioso, una tendenza a ricercare ciò che è “nascosto” all’inconscio, che sfocia nell’autoanalisi e confluisce paradossalmente nel fascino per la morte. Sono proprio i personaggi messi in scena dall’autrice a farsi carico dello stesso fardello che la attanaglia: spesso Zawistowska accosta figure diverse e quasi incompatibili fra loro, che vagano tra una categoria e l’altra continuando comunque ad esistere – un esempio perfettamente calzante è quello inerente alla presenza nei suoi sonetti di personalità come Maria Maddalena, Cleopatra, Eva, le quali non fa altro che riflettere lo stesso rapporto antitetico ricorrente in tutta la sua produzione letteraria, quello tra eros e thanatos. Molti sono stati i pettegolezzi riguardo la sua vita privata dopo il matrimonio con Stanisław Jastrzębca-Zawistowski, da cui ebbe tre figli; ma nessuna di queste voci è stata mai confermata. Si è cercato più volte di far corrispondere romanticamente quel che è la sua produzione letteraria alle vicende personali. Lo stesso processo si è verificato con la sua morte: la poetessa muore il 28 febbraio 1902 a Cracovia in circostanze mai chiarite. Le versioni ufficiali suggeriscono un attacco di cuore o un’infiammazione ai polmoni, altre un incidente dovuto al maneggiamento (non si sa da parte di chi) di un’arma, altre ancora ipotizzano un suicidio.

 

Maria Janina Teresa Kossak detta “Lilka”, divenuta prima Bzowska, poi Pawlikowska ed infine Pawlikowska-Jasnorzewska (cognomi acquisiti rispettivamente dai suoi tre matrimoni), nasce a Cracovia il 24 novembre 1891 in una famiglia d’estrazione nobiliare. I fratelli Jerzy e Magdalena (lei conosciuta poi come Magdalena Samozwaniec) erano anch’essi attivi in campo artistico: il primo si occupava di pittura, la seconda scriveva opere di carattere satirico e umoristico. Venne istruita in casa, dove l’ambiente era quello tipico delle famiglie d’élite, soprattutto per quanto riguarda le compagnie frequentate: spesso vi erano ospiti di gran calibro, tra cui figurò più volte Henryk Sienkiewicz, premio Nobel per la letteratura nel 1905. Viaggiò molto, ebbe modo di vedere e conoscere il mondo tramite luoghi ed esperienze; visitò l’Italia, la Turchia, la Grecia, il Nordafrica, visse in diversi posti appartenenti all’attuale Polonia– seppur fino al 1918 fosse ancora politicamente inesistente. I primi due matrimoni furono intensi quanto brevi; dopo altre storie d’amore altrettanto lunghe, tra cui quella con il poeta portoghese Sarmento de Beires, nel 1931 sposò a Poznań Stefan Jasnorzewski, che restò al suo fianco sino alla fine dei suoi giorni. Oltre la formazione e le esperienze, ciò che ebbe probabilmente un’influenza significativa nella vita di Maria – e quindi sulla percezione di se stessa – fu un problema alla schiena mal curato in gioventù che la rese portatrice di un piccolo handicap per tutta la vita. Durante i suoi viaggi e spostamenti, l’autrice legò molto con gli ambienti letterari polacchi dell’epoca, di certo facilitata dal contesto da cui proveniva; una figura infatti centrale nella sua attività poetica fu quella di Leopold Staff (1878-1957), ma non solo: rinomati sono i suoi rapporti con il gruppo di Skamander, come anche l’amicizia con Stanisław Ignacy Witkiewicz, meglio conosciuto come “Witkacy” (1885-1939).

Iniziò a scrivere versi giovanissima, ma il debutto letterario avvenne solamente nel 1922 con la raccolta Niebieskie migdały (Tra le nuvole). Da questo momento in poi la sua attività letteraria fu estremamente prolifica, poiché non si occupò solamente di poesia, ma anche di teatro: qui il debutto è datato 1924, ma lo scritto che destò più scalpore di tutti fu Baba-Dziwo, una satira avente come protagonista Hitler messa in scena nel 1938. L’opera venne accolta ovviamente nel peggiore dei modi dall’ambasciata tedesca, fu infatti uno dei motivi che alla vigilia della seconda guerra mondiale portarono la scrittrice a trasferirsi prima in Francia e poi in Inghilterra. Per quanto concerne la lirica, pubblicherà nel giro di quasi un ventennio ben quindici raccolte, a cui si aggiungono le numerose pubblicazioni postume. Ciò che influì particolarmente nella sua ultima poesia fu il peso comportato dal conflitto bellico, che accentuò gradualmente la visione catastrofistica dell’autrice e peggiorò il suo stato psicofisico. La colpì poi un cancro, il quale non risparmiò la sua povera schiena; morì dunque a Manchester il 9 luglio 1945.

Rispetto a Zawistowska, per ovvie ragioni inerenti alla diversa quantità di scritti e ai diversi sviluppi di un preciso pensiero poetico che ne derivano, individuiamo in Pawlikowska-Jasnorzewska tre diverse fasi, identificabili con i periodi 1922-1927, 1928-1939 e 1939-1945. Il primo periodo è caratterizzato da un forte sensualismo, in cui domina l’elemento soggettivo che pone l’accento sull’aspetto emotivo delle proprie esperienze piuttosto che su quello puramente mentale e intellettuale. Alla luce di ciò, è possibile riscontrare gli stessi fattori già sottostanti alla poetica di Zawistowska, legata appunto alla Giovane Polonia; nonostante la differenza di età delle autrici e il lasso di tempo intercorso tra la pubblicazione delle loro opere (Poezye, KZ, 1903 e Niebieskie migdały, MJP, 1924), entrambe le poetesse muovono dagli stessi presupposti. Ciò è dovuto senza dubbio in Pawlikowska-Jasnorzewska alla vicinanza e influenza in questo periodo di Skamander e Staff, ma non solo: molto probabilmente ben conosceva l’opera di Zawistowska. Di questo periodo è infatti Modlitwa (Preghiera, 1922):

 

Modlitwa (Niebieskie migdały, 1922)

O pocałunku, któryś jest w niebie

razem z duszami bzu i jaśminu!

Krwi i bezsennych łąk gwiezdnych synu!

O pocałunku któryś jest w niebie!



O treści wszystkich myśli i czynów!
O upragniony mej duszy chlebie!
Tęsknoto wichrów! Bajko jaśminów!
O pocałunku któryś jest w niebie!



Me smutne usta zwiędną w czas krótki,

a gdy z nich barwa oddana glebie
w amarantowe przejdzie stokrótki —
wówczas mi zagrasz twą pieśń skrzypcową,
zamkniesz mnie w obce wieczności słowo,

o pocałunku któryś jest w niebie!
Preghiera (Tra le nuvole, 1922)


Bacio mio che sei nei cieli
tra l’anima del sambuco e del giglio!
Tu del sangue e delle stelle sei figlio,
Bacio mio che sei nei cieli!

Tu sostanza di tutti i pensieri e consigli!
Tu pane e voglia dei miei soffi aneli!
Tu bramosa bufera! Novella di gigli!
Bacio mio che sei nei cieli!

Le mie labbra cadranno presto appassite,
e quando renderò il colore agli steli
vedrai quel rosso macchiar le margherite –
verrà allora quel tuo canto leale
che vivi rende nel tempo immortale.
Bacio mio che sei nei cieli!

 

Come già anticipato, Kazimiera Zawistowska rientra nella corrente letteraria della Giovane Polonia, entrando a far parte – come del resto tanti altri autori in questo periodo – nella grande varietà di stili che incontriamo nella Młoda Polska, legati da un atteggiamento scettico nei confronti del nuovo secolo in arrivo e di sfiducia nei meccanismi sociali vigenti fino a quel momento, tanto da assumere delle tinte catastrofistiche. Tra le principali pulsioni poetiche presenti nei componimenti di Zawistowska, che anticiperanno e in un certo senso spianeranno la strada alle tematiche trattate da Pawlikowska-Jasnorzewska, è possibile riconoscere l’attenzione dedicata all’analisi del proprio io tanto in voga in quell’epoca: a testimonianza di ciò, troviamo componimenti che riflettono prepotentemente la voce interna delle due poetesse, specie nel caso di riferimenti diretti a ciò che rappresenta l’“anima” e la figura di Psiche, includendone la connotazione mitologica:

 

Ze spichrza twojej duszy wziąłeś dziwne ziarna
Aby posiać w mej duszy ugory jałowe
I popatrz, jak się pleni ta siejba ofiarna
Jak bujnie młode pędy krzewią się cierniowe.

(K. Zawistowska, Ze spichrza… , 1903)

Hai preso dall’anima alcuni semi strani
per piantare nella mia campi vuoti e lontani
guarda ora il sacrificio che cresce rigoglioso,
crescon le gemme dallo stelo spinoso.

(K. Zawistowska, Hai preso… , 1903)


Uporawszy się z tęczową wagą,

Leci w świat! — Libellula! — Imago!
Wiary w duszę chcę się uczyć od niej!

(M. Pawlikowska-Jasnorzewska, Psyche skrzydlata , 1937)
Libera infine da quel peso immondo
O libellula! – O imago! – Vola nel mondo!
Fai di me, nell’anima, persona credente.

(M. Pawlikowska-Jasnorzewska, Psiche alata, 1937)

 

Come si evince da questi frammenti, un’altra tematica chiave che lega le due autrici riguarda senza dubbio l’elemento naturale. La Natura ricopre un ruolo fondamentale, e compare nella stragrande maggioranza dei loro scritti (soprattutto in Zawistowska): la sua importanza sta nel fatto che in entrambe si pone come intermediario tra il mondo reale in cui esse vivono e quello da loro creato mediante l’attività poetica. È insomma una sorta di espediente letterario- Questo passaggio al mondo creato dalle scrittrici, un mondo puramente ideale, è secondo Maria Podraza-Kwiatkowska (1926-2016) “privo di logica”. L’autrice fa riferimento a una sensibilità diffusa trascrittori della Giovane Polonia con la filosofia idealista – nonché con la poesia simbolista– nel processo di scrittura, ovvero l’impiego di analogie e associazioni, tendendo così a far prevalere nel testo il cosiddetto “paesaggio interiore”. In questo modo è possibile individuare questo ponte “naturale” per giungere all’analisi dei due leitmotiv citati nel titolo di questo articolo, ovvero la tematica erotica e quella inerente alla morte. Le due tematiche convivono nelle opere di entrambe le autrici, risultano anzi alle volte essere complementari: la loro concomitanza diventa quasi un marchio di fabbrica; non importa in che dosi esse si manifestino, a contare è la loro presenza costante. Dopo Preghiera di Pawlikowska-Jasnorzewska, vale la pena analizzare uno dei primi componimenti dell’unica raccolta poetica di Zawistowska (Poezye, 1903), ovvero il terzo sonetto del ciclo “Epitaffio” (buona parte di essi difetta del titolo), dove incontriamo appunto, anche qui, il connubio tra amore e morte:

 

(3, Epitaphium)

O maków purpurowych, krasnych maków kwiecie!
O usta całowane, drogie usta twoje!
Złote życia na oścież rozwarte podwoje,
Słońce! Słońce w upalnem rozgorzałem lecie!


Słońce, słońce! I maków purpurowych kwiecie!
Pszennych łanów poszumy, pszczół grające roje!
I usta całowane, drogie usta twoje,
I w lipowych alejach kwietniane zamiecie!

Harfo wspomnień! twe struny z rdzy krwawych korali
dłoń moja dziś otrząsa, ogrzewa, rozzłaca,
Lecz melodya ta dawna, słoneczna nie wraca,

Tylko motyw tęsknoty snuje się i żali…
A ścichłe, obumarłe jak cmentarni stróże,
więdną maki w królewskiej zszarpanej purpurze.
(3, Epitaffio)


O papaveri rossi, meravigliosi papaveri in fiore!
O labbra baciate, le labbra tue care!
Splendide vite come portoni a spalancare
e il Sole, quel Sole figlio del bel calore!


Sole, o Sole! E voi rossi papaveri in fiore!
Il mormorio del grano, le api, l’alveare,
e quelle labbra baciate, le labbra tue care,
perse tra il tiglio, i viali e il suo odore!


O arpa del ricordo!Tu suoni ruggine e sangue,
la mia mano oggi scalda, trema e sfavilla
ma del Sole armonioso nemmeno una scintilla…


Solo la nostalgia qui aleggia e langue…
O papaveri laceri! O sovrani già rossi!
Riposate voi quieti all’ombra dei fossi.

 

In Preghiera e nel terzo sonetto di Zawistowska vediamo la coesistenza dei due già citati elementi; tuttavia, non è possibile stabilire un ordine preciso sulla preponderanza di uno o dell’altro. I fattori risultano essere diversi per ognuna: nel caso di Zawistowska, è impossibile ricostruire un qualsiasi tipo di sviluppo graduale del suo pensiero, vista la mancanza di ulteriori opere e di date all’interno della raccolta con cui poter ricostruire un minimo ordine cronologico. Ciò sarebbe invece possibile in Pawlikowska-Jasnorzewska, ma il percorso che individuiamo in lei è invece discontinuo: “amore” e “morte” sono sì presenti, ma indipendentemente dalla fase poetica in cui ci troviamo l’asse viene spostato senza apparente logica nelle poesie stesse, a seconda delle esperienze e sensazioni provate in quel determinato frangente di vita. È possibile tutt’al più comprovare, tenendo a mente le ultime vicende personali di Pawlikowska-Jasnorzewska, una crescente tendenza generale alla riflessione e alla tematica mortale negli ultimi scritti su scala globale. Detto ciò, è possibile delineare artificialmente in entrambe le poetiche un percorso per dimostrare la presenza di questi elementi, già riconosciuta nella prima fase con la predominanza dell’erotica sulla morte. Nel secondo parallelismo si raggiunge un certo equilibrio, l’elemento funebre acquista un’intensità maggiore:

 

I (Z marzeń moich) 



Próżno wołasz…za nami upiorna gromada
Widm i cieni się wlecze, dusze nam targa
Ta zastygła w powietrzu, żałośliwa skarga,
Co gdzieś trumien otwartych krawędzie obsiada.


Próżno wołasz…zajęła już Ananke blada
Nasze miejsca przy uciech biesiadniczym stole —
Więc wszystkie moje kwiaty zemrą na Twem czole,
Jak mrze mrokiem zgaszona światłości kaskada…


I na wieki rozdziela nas Ananke blada…
Czyś słyszał strun porwanych ścichłe nagle głosy?
Czyś widział w proch strącone tęczowe motyle?


Ach — ja Ciebie pragnęłam, jako pragną rosy
Mrące kwiaty, zdeptane w gościncowym pyle!…
A jednak rozdzieliła nas Ananke blada…
I (Dai miei sogni)


Tu gridi invano…dietro una massa spettrale
di ombre e fantasmi con l’anima in pena
mentre fermo in aria il lamento mena,
seduto là fuori sul legno mortale.


Tu gridi invano…quel Fato sì bianco
ora siede per noi ai banchetti in festa;
cadranno i miei fiori dalla Tua testa
come raggio al buio cade stanco.


Ci divide in eterno quel Fato sì bianco…
Hai sentito cantare le voci silenti?
Hai visto volare le stelle cadenti?


Eppur ci ha divisi quel Fato sì bianco…
O mio desiderio, come per fiori rugiada
morenti e calpesti tra polvere di strada.

 

Psyche skrzydlata (Krystalizacje, 1937)

Łatwa śmierci, o bezpieczny zgonie
Schnącej larwy, gdy duszę wyzionie,
Duszę — ważkę, błyszczącą jak złoto.



Ważka gardzi doczesną powłoką,
Szarpie, rzuca, miota nią szeroko,

Z niecierpliwą, natchnioną tęsknotą...



Wstrząsa skrzydeł uciśniony klejnot,
Nogi z truchła wyciąga kolejno,

Depcząc suknie, dziewictwa niegodne.



Uporawszy się z tęczową wagą,

Leci w świat! — Libellula! — Imago!
Wiary w duszę chcę się uczyć od niej!
Psiche alata (Cristallizzazioni, 1937)

Semplice è la morte, senza lacrima,
di una larva pronta a rendere l’anima,
l’anima-libellula d’oro splendente.

La libellula odia la muta terrena
la tira, la strappa, la scaglia lontana,
colma d’ansia col ricordo in mente.

Poi agita le ali la debole gemma
e tira fuori le zampe dalla salma,
ne calpesta il vestito di vergine indecente.

Libera infine da quel peso immondo
O libellula! – O imago! – Vola nel mondo!
Fai di me, nell’anima, persona credente.

 

Psiche alata si inserisce nel secondo periodo della poetica di Pawlikowska-Jasnorzewska, caratterizzato ancora da una quiete e una linearità antecedenti alle vicende belliche, che turbarono, oltre alla sua poesia, la sua già fragile interiorità. In entrambi i componimenti notiamo il riferimento alla mitologia greca: da una parte la figura di Ananke, dea greca del fato, e dall’altra Psiche. Ciò che lega i due brani, oltre ai leitmotiv già menzionati, è il concetto di speranza di cui sono profondamente intrisi. Tuttavia, nelle due opere il concetto ha una declinazione differente, poiché quella di Zawistowska è una speranza flebile, in fase di declino, ancora legata al ricordo e all’elemento erotico. D’altro canto, in Pawlikowska-Jasnorzewska la speranza sembrerebbe rappresentare quasi un inno alla rinascita, seppur malinconico, perché riferito al destino della larva e della libellula di cui parla con ironia (Semplice è la morte, senza lacrima / di una larva pronta a rendere l’anima), un destino completamente differente rispetto a quello che spetta all’uomo. Qui l’elemento erotico viene sostituito da quello esistenziale, tipico degli ultimi anni prima della caotica terza fase del suo pensiero. Anche la speranza di Pawlikowska-Jasnorzewska presenta un andamento negativo, poiché può essere interpretata come una presa di coscienza sull’esistenza e il destino umano – la sua poesia, quindi, non è altro che il riflesso di una mera illusione.

L’ultimo confronto dimostra come entrambe le poetesse, seppur in momenti diversi, siano giunte nei loro scritti al dominio dell’elemento mortale su quello erotico. La differenza sostanziale sta però nel fatto che in Zawistowska l’erotismo ancora sopravvive, mentre in Pawlikowska-Jasnorzewska soccombe all’esistenzialismo e alla morte:

 

III (Z marzeń moich)

O przyjdź Ty do mnie – bom dziwnie samotna,
Noc się nademną rozełkała słotna
I dziwnie jestem w tej nocy samotna…

Strugami deszczu mrzy mgielna szaruga,
Noc pełna cieni, wysytgła i długa,

Przedzgonnych psalmów snuje hymn pokutny,
Łka w strunach deszczy w rytm niezmiernie smutny,
w mgłach odrętwiałych łka swój hymn pokutny.

I jak wid śmierci leci mi nad głową
Ta noc rozgrzana ulewą deszczową…

O przyjdź Ty do mnie – przyjdź w tę ciszę mroczną
A oczy moje przy Tobie odpoczną,
Oczy, zasnute mgieł oponą mroczną.
III (Dai miei sogni)

Oh, vieni Tu da me – sono così sola
mentre la notte qui piange quel nodo in gola
mentre io stanotte sono così sola…

La nebbia grigia e la pioggia violenta
in una notte d’ombre, così fredda e lenta,

Gli inni di morte cantano in pena
mentre triste il cielo piange e si dimena,
piangono tra la nebbia e cantano in pena.

E quando lo spettro aleggia sulla testa
sento i tepori della notte in tempesta

Oh, vieni Tu da me – vieni tra la pace oscura
di questi occhi stanchi avrai cura,
quei miei occhi velati dalla coltre oscura.

 

Umarła lalka (Profil białej damy, 1930)

Leżę dumna, jak infantka zmarła...

Teraz wreszcie po zabawie odpocznę.

Czyjaś ręka włos mi z głowy zdarła.

Na ziemi przy mnie leżą moje gałki oczne.



Już mnie nie całują, nie trzęsą,
nie targają za jedwabne pukle.
Patrzę pustką oczodołów, uwieńczonych rzęsą,

jak przystało porzuconej kukle,



wprost przed siebie, w godziny bezradnością zalane,

i pytam się: co to znaczy?

Czyż cierpiałam za wiele jak na porcelanę,

i żyć zaczynam z rozpaczy?
La bambola è morta (Profilo d’una dama bianca, 1930)

Fiera sul letto, una bimba senza vita...
posso dormire oltre il tempo giocoso
ma qualcuno ancora tira con le dita
i miei capelli, con i gli occhi ora a riposo.

Niente più baci, niente più botte
mai più nemmeno una ciocca tirata
Guardo le ciglia, vuote come la notte
tipiche ciglia da bambola abbandonata,

e guardo in avanti, con la vita lontana,
e chiedo: ma cos’è questo sentore?
Non è troppo? Sono solo di porcellana...
Non starò mica vivendo di solo dolore?

 

L’amore in Maria Pawlikowska-Jasnorzewska si trasforma gradualmente in una riflessione esistenziale, in una sentimento verso l’uomo e la sua condizione su cui la morte prima ha la meglio, ma lascia poi spazio ad un barlume di speranza, di natura probabilmente illusoria, come postulato dall’autrice stessa in Psiche alata. In Kazimiera Zawistowska notiamo le stesse radici, come è palese nei primi brani messi a confronto; gli stessi elementi continuano a coesistere in tutta la sua opera, seppur con intensità differente. Forse proprio per la mancanza di ulteriori scritti – a causa della sua precoce dipartita – non è stato possibile assistere ad uno sviluppo poetico simile a quello di Pawlikowska-Jasnorzewska; se così fosse stato, forse la stessa Zawistowska avrebbe potuto seguire le strade percorse poi dall’altra poetessa.

 

 

(le traduzioni presenti in questo articolo sono da considerarsi “artistiche”, visto l’intento iniziale di restituire musicalità e ritmo delle versioni originali. Traduzioni dalle versioni originali polacche di Alessio Mangiapelo)

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