Desanka Maksimović: la poesia serba ha volto di donna

15/03/2021Sara Verghi

La poesia è il genere letterario solitamente più ostico e meno letto dal grande pubblico. Forse perché richiede uno sforzo maggiore rispetto alla prosa: impone al lettore di leggere tra le righe e immergersi in essa, come fa l’io poetico di Rimbaud ne Le bateau ivre (Il battello ebbro), una delle liriche più celebri del poeta simbolista francese prematuramente scomparso alla fine del XIX secolo.

Fu molto più longeva e, dunque, molto più produttiva la poetessa serba Desanka Maksimović: icona culturale e figura storica, che purtroppo negli ultimi decenni sembra essere rimasta nell’ombra del panorama letterario dei Balcani occidentali, sebbene abbia segnato profondamente le coscienze degli allora jugoslavi e, soprattutto, la poesia in lingua serba.

Certamente hanno un ricordo vivo e preciso delle sue liriche coloro che frequentavano le scuole, a partire dalle elementari, ai tempi della Jugoslavia e, in particolare, del dopoguerra. Molti di questi ex-studenti ricordano a memoria alcuni passi o intere poesie di Maksimović, con particolari riferimenti al contesto storico, culturale e patriottico: basti pensare a una delle più celebri liriche della poetessa, Krvava bajka (Fiaba cruenta), struggente componimento che rievoca uno degli episodi più brutali ed indimenticabili della Seconda guerra mondiale. Oggetto della poesia è il terribile massacro compiuto dai soldati nazisti nella città di Kragujevac, nella Serbia centrale. In seguito a un’insurrezione partigiana, le truppe naziste, con l’aiuto dei collaborazionisti serbi, uccisero circa 7000 uomini e ragazzi della città. Di questi ultimi, 300 studenti furono prelevati direttamente dal Ginnasio della città insieme ai loro professori. La terribile rappresaglia iniziò la mattina del 20 ottobre 1941 e si protrasse sino alle ore 14 del giorno successivo. Elettricisti, idraulici e panettieri furono esclusi dalla lista di un esorbitante numero di vittime, forse perché potevano tornare utili agli occupanti nazisti. Per gli altri uomini e ragazzi fu difficile riuscire a fuggire; persino alcuni genitori si unirono alle fila dei condannati a morte perché non vollero abbandonare la loro prole, colpevole solamente di essersi trovata nel posto sbagliato, come avvenne diverse volte durante tutto il periodo del conflitto nei Paesi occupati dalle truppe naziste. Proprio l’innocenza pura di queste giovani vittime, che tanto speravano in un futuro migliore, e la lucida e cieca crudeltà degli occupanti nazifascisti ispirarono Desanka Maksimović. La poetessa rese eterno l’orgoglio e la placida calma di questi ragazzi-martiri che, loro malgrado, furono sacrificati in nome di una folle ideologia:

Avvenne in un paese di contadini
nella Balcania montuosa:

una compagnia di alunni
in un giorno solo morì
di morte gloriosa.

Avevano tutti la stessa età,
scorrevano uguali per tutti

i giorni di scuola, andavano alle cerimonie in compagnia,
li vaccinavano tutti

contro la stessa malattia.
Morirono tutti in una giornata sola.

[…]

File intere di ragazzi
Si presero per mano

e, dall’ultima ora di scuola,
si avviarono alla fucilazione
calmi, col cuore forte,
come se nulla fosse la morte.
File intere di compagni
salirono nella stessa ora
verso l’eterna dimora.

Chi si celava dietro a questa figura simbolica e di elevata cultura? Chi era questa raffinata poetessa, donna umile e così vicina al suo popolo?

 

Desanka Maksimović nacque a Rabrovica, villlagio nei pressi di Valjevo, città della Serbia centrale, 90 chilometri a sud-ovest rispetto a Belgrado e poco lontana dal confine con la Bosnia ed Erzegovina. Suo padre, Mihailo, era un insegnante, mentre la madre, Draginja, era analfabeta, ma molto insegnò alla piccola Desanka sulla natura e i suoi segreti. Come si vedrà in seguito, quello della natura sarà uno dei temi fondamentali della poetica di Maksimović. Dopo l’infanzia a Brankovina, dove il padre fu trasferito in seguito alla nascita di Desanka stessa, conseguì il diploma superiore a Valjevo e si laureò alla facoltà di filosofia di Belgrado. Nel 1923 iniziò la sua carriera di insegnante di lingua serba in diversi licei serbi. Ebbe anche una breve esperienza nella scuola per insegnanti a Dubrovnik, in Croazia. Maksimović viaggiò in lungo e in largo per tutta la Jugoslavia e fu molto stimata e amata in tutto il Paese. Oltre a incarnare un esempio per chiunque, dai bambini ai giovani aspiranti scrittori o poeti, strinse amicizia con molti dei suoi colleghi dell’epoca, tra i quali spiccano le figure di due giganti della letteratura balcanica: Miloš Crnjanski e Ivo Andrić.

La vastissima opera di Maksimović ricevette il consenso pressoché unanime dei suoi concittadini e numerosi riconoscimenti prestigiosi, tra i quali si annoverano i premi più disparati, quali il Vuk Award, il Njegoš Award (1984) e l’AVNOJ Award. Il segno eterno e universale della sua poesia le permise di essere eletta prima membro associato (nel 1959) e poi membro regolare (nel 1965) dell’Accademia Serba delle Scienze e delle Arti. A livello internazionale, la poetessa fu proposta più volte per concorrere al premio Nobel, ma non vinse mai il prestigioso riconoscimento letterario. Con grande rammarico, poiché “l’usignuolo della Jugoslavia” l’avrebbe meritato a pieno titolo per aver cantato il dolore, l’amore e la bellezza del suo Paese: la Jugoslavia intera, non soltanto la natìa Serbia. Infatti, tutti gli slavi del Sud amavano la sua opera e in essa riconoscevano i valori in cui credevano.

A proposito dell’opera omnia di Desanka Maksimović, occorre porre in risalto alcune delle sue raccolte, tra le più conosciute: Poesie (1924), Il principe verde (1930), Il poeta e la terra natale (1946), Patria, sono qui (1951), Odore di più tempo (1973), Cronaca dei discendenti di Perun (1976), Terra di nessuno (1979), Discorso sull’amore (1983), La fiera delle parole (1987), L’estate di San Martino (1987), e Ricorderò tutto (1988).

Questo elenco è solo una parte dei numerosi scritti della poetessa, che ammise di aver scritto molto soprattutto a partire dal suo pensionamento. Infatti, una volta abbandonato l’amato mestiere di professoressa della sua altrettanto amata lingua madre, Maksimović si ritirò nel villaggio nel quale era cresciuta e, a contatto con la natura circostante, proseguì la proficua attività letteraria. Lei stessa ammise, durante un’intervista, di aver avuto l’opportunità di scrivere di più e con molta più serenità dopo aver abbandonato il suo lavoro, poiché prima arrivava molto stanca la sera e ciò non giovava affatto alla sua dedizione per la poesia. D’altro canto, questo fervore poetico in tarda età suscitò una riflessione nei suoi contemporanei: “Nella vita di Desanka pare succedere una cosa magnifica e inspiegabile: man mano che la Maksimović va avanti negli anni, diventa più giovane”.

Non è forse vero che i poeti, come si credeva nell’antica Grecia, sono persone elette dagli dèi e svolgono una precisa missione sulla Terra, ovvero quella di “cantare”, missione che va oltre la loro vita terrena e corporea, a differenza dei comuni esseri umani? Desanka Maksimović ne è dunque un perfetto esempio: vero è che l’età rende l’essere umano più saggio, ma è altrettanto doveroso ribadire che la missione del poeta va oltre il suo tempo e oltre il suo spazio. Oltre il tempo, perché la voce del poeta è eternamente presente nelle sue liriche e nel ricordo dei lettori. E oltre lo spazio perché un grande poeta tratta nelle sue poesie temi universali che varcano i confini del suo luogo di nascita, come affermò Maksimović stessa: “la poesia collega il mondo”. A tal proposito, non è un caso che le sue poesie nel 1989 fossero già state tradotte “in ben ventiquattro lingue”. Tornando brevemente ai giorni nostri, sarebbe interessante vedere un’edizione italiana delle liriche più conosciute della poetessa-simbolo della Serbia, cosicché si possa riscoprire la potenza eterna della sua voce.

Presente su tutti i sussidiari scolastici della Jugoslavia, Desanka Maksimović fu una delle voci poetiche più studiate: chi era sui banchi di scuola in quei tempi ricorda a memoria almeno la già citata Krvava baja (Fiaba cruenta). Una figura, quindi, onnipresente e oggetto di sincera ammirazione e stima, e il poeta Dragomir Brajković scrisse di lei:

Desanka Maksimović […] è diventata, da tanto tempo, anche il simbolo della cultura serba ed un vivo tempio votivo. Lei è ormai, come fu detto da qualche parte, una festa ambulante della poesia. Anche laddove personalmente non è ancora giunta, è arrivata la sua poesia intima, calda ed impregnata dalla sua spiritualità.

 

Il motivo di cotanta ammirazione e devozione per quella donna, piccola di statura, ma immensa poetessa, era dovuto soprattutto alla sua capacità di entrare intimamente in contatto con il lettore: giovane, adulto o anziano che sia. Vate del suo popolo, con un’anima semplice, di quella semplicità propria del fanciullino di Pascoli, poiché ella era in grado di affascinare e segnare in maniera indelebile grandi e piccini. Di nuovo Dragomir Brajković mise in risalto questa fortuna dell’energia evocativa e “giovanile” di Maksimović:

Leggere e tremolanti, intime e tenere, fluttuanti ma livellate, le sue poesie penetrano in quei luoghi della gioventù che sono inaccessibili a tutto […] illuminandoli da un raggio di intimità, spiritualità, partecipazione e benevolenza. Poi, le poesie di Desanka Maksimović attenderanno quegli stessi lettori giovani per scontrarsi insieme, negli anni maturi, con i molti problemi decisivi della vita, incoraggiandoli a non arrendersi, a non rassegnarsi a niente che si schieri dalla parte della bellezza, amore e dignità.

Quest’imprescindibile qualità insita in molti componimenti non è che un raffinato Manifesto e un canto speranzoso che inneggia alla vita ed invita a coglierne le sfumature più gioiose, appaganti e vitali, che formano l’atmosfera di un piccolo universo dentro il quale le numerose generazioni a lei devote vivevano idealmente in maniera serena e consapevole. 

Cosa pensava Desanka Maksimović in merito alla poesia, al suo significato e al ruolo della poetessa nella società?

Sulla poesia, ella rispose: “Eh cari! So amare e non so cos’è l’amore. So scrivere poesie e non so come funziona la teoria della poesia”.

Inoltre, aggiunse che fu la poesia ad aver scelto lei e non viceversa: ancora una volta riappare il concetto di predestinazione del poeta, servitore dell’arte della poesia. Maksimović con il suo spirito di umile poetessa che dava voce al suo popolo, era estremamente spontanea nei confronti di un genere che, prima del XX secolo e delle opere post-belliche, nulla o poco aveva a che fare con la spontaneità.

Sul ruolo della poetessa Maksimović aveva un’idea ben chiara: “La donna deve parlare della bontà, della saggezza, della bellezza. Deve essere nobile nella poesia, servire alla pace nel mondo, spiegare che non siamo esseri inferiori agli uomini, ma superiori. Noi donne siamo come la terra. Sai com’è la terra? Se bruci una coltura, ne cresce bene anche un’altra. Stiamo cominciando a crescere, e non ci ferma più nessuno

Una fiera poetessa femminista, diremmo oggi, anche se lei stessa non si definiva tale, ma comprendeva appieno le potenzialità dell’intelletto femminile nel quale ritrovava un preciso obiettivo alto e prospero: portare pace e serenità all’intera umanità, come se ogni donna fosse emblema della madre Terra e governatrice di anime. Questo potere femminile che supera le barriere della razionalità e della superficialità non può che rievocare l’incredibile forza interiore e spirituale, ma anche estremamente pratica e concreta, delle donne dell’area ex-jugoslava. Le madri di Srebrenica e quel gesto potentissimo di Hatidža Mehmedović, quando appuntò il fiore di Srebrenica sulla giacca del presidente serbo Aleksandar Vučić. Sicuramente Desanka Maksimović si riferiva alla forza delle donne in un’ottica universale, ma certamente conosceva bene l’ostinato orgoglio delle donne del suo Paese.

 

A tal proposito, Maksimović dichiarò che le donne nel suo Paese “invecchiano presto” poiché possedevano sì una libertà intellettuale (erano colte, istruite e con un buon lavoro), ma al tempo stesso dovevano dividersi tra lavoro e casa, essendo quindi sdoppiate in una vita assai difficile. Infatti aggiunse: “Non sono femminista, ma direi ad ogni donna, se possibile, di badare alla casa, essere ingegnere, medico, insegnante. Se una donna è nata per essere poeta, lo diventerà anche senza leggi”.

Certamente al giorno d’oggi un pensiero del genere potrebbe risultare persino anti- femminista, ma bisogna tener conto del fatto che Desanka Maksimović nacque alla fine del 1800 e sicuramente il suo pensiero era positivo e di incoraggiamento per l’inserimento delle donne nella società del tempo.

Per quanto concerne la sua poetica, si possono rilevare alcuni temi ricorrenti al suo interno: senso di giustizia popolare, natura, amore e morte. Prendendo in considerazione il primo dei temi, il senso di giustizia popolare, già in Krvava bajka (Fiaba cruenta) si è potuto constatare come esso sia un punto cardine di ciò che la poetessa, attraverso le sue liriche, voleva trasmettere al lettore, per guidarlo a riflettere su avvenimenti di un passato recente che ben conosceva, ma non doveva dimenticare in maniera più assoluta. Risvegliare le coscienze e condurre a riflessioni sulla giustizia terrena: due obiettivi che la potessa serba certamente si era posta. A fianco di una fruttuosa attività letteraria, Maksimović affiancava un convinto impegno sociale:

[…] bisogna essere attivi, non solo con la scrittura. Occorre andare nelle scuole, nelle caserme. Bisogna educare i figli ad essere pacifisti, far leggere loro le poesie belle. Rattristare qualche politico, ogni tanto, ma è più facile farli arrabbiare.

Un altro tema che ricorre nell’opera di Maksimović è la natura e il rapporto che l’uomo ha con essa:

Il senso della natura pervade tutta la sua poesia e perciò, quando è stanca dei propri equivoci interiori si rivolge ai boschi, ai prati, al mondo vegetale.

Se nei primi volumi e nei successivi, sino a Discorso sull’amore, il rapporto con la natura è un intimo dialogo della creatura umana con il creato, tanto che “il critico letterario Milan Bogdanović, in Erode letterario serbo, aveva sottolineato il suo raro ‘amore per la natura, la quale è fonte di tutta la felicità’”, diversa è la concezione di essa in Discorso sull’amore. Forse che nella più matura delle età il presagio di un tramonto imminente volesse essere premonitore? In questa raccolta,

[…] neanche il panteismo serve più per dare la serenità e la felicità vitali. L’immagine della natura che la poetessa ora vede non è più idillica e romantica, ma scura e angosciosa. […] Le ombre dell’egoismo umano e del male coprono il mondo delle piante e degli animali minacciando di distruggerlo. E così la fine della natura non è solo la fine della poesia, ma pure la fine del genere umano stesso.

 

Sebbene la dialettica sia completamente inversa, in Discorso sull’amore Maksimović vede nel male dell’essere umano una forza malefica che contagia la natura, indubbiamente questa visione distruttiva del rapporto uomo-natura ricorda la Ginestra di Leopardi, il poeta italiano che Maksimović amava intimamente. Questo filo condiviso lega i due poeti che, sebbene in maniera diversa ma parallela, intuivano, al tramonto delle loro vite, una percezione negativa nei confronti degli elementi naturali dai quali erano circondati, quasi che, con le loro ultime liriche, volessero lasciare ai posteri un testamento poetico e un monito.

Sull’amore, invece, com’è già stato scritto, Maksimović dedicò uno dei suoi ultimi volumi di poesia, nel quale si può delineare un leitmotiv che costituisce le fondamenta dell’intera raccolta: “[…] l’amore è eterno ed è il presentimento di qualcosa che potrebbe verificarsi, ma che è forse molto più bello nel «ricordo del futuro»: l’amore è il sentimento che tiene in piedi il mondo e saper amare è lo stesso che saper vivere”.

Proprio in una poesia dedicata all’amore, il lettore può intuire questo “ricordo del futuro”, come se l’attesa fosse pervasa da un profondo sentimento d’amore, molto più dell’incontro con l’amato:

No, non ti avvicinare! Non avere fretta,
i tuoi occhi voglio amare e desiderare da lontano.

Perché la felicità è bella solo mentre si aspetta,
solo mentre non è che un presagio strano.

Per concludere, con la speranza che i lettori italiani possano, in un futuro, leggere le liriche di questa grande poetessa serba, lascio a voi lettori di oggi un frammento di una poesia scritta da una donna italiana ad una donna serba. Così Angela De Leo dichiarò la sua profonda stima per Desanka Maksimović:

Amo la tua saggezza senza rughe
donna venuta da una terra

dove nidifica il sole
sul dolore presente ai fiumi
testimoni di antica fierezza
che attraversano foreste di speranze.
Amo la tua fede certa
che ci vuole – noi poeti-

gabbiani in libertà
vulcani di sogni e d’allegria
oltre il buio senza sorriso
del mondo.

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