La voce polacca in Italia: testimonianze dalle proteste

17/11/2020Francesco Pannone e Alessio Mangiapelo

Sciopero nazionale delle donne. Occupazione delle chiese. Meme come slogan. La Polonia democratica è arrivata all’esasperazione dopo un decennio di rigurgiti nazionalisti e regressivi, in cui le stesse scelte ideologiche e religiose tornano, nel cuore dell’Unione Europea, a limitare i diritti di tutti, in particolare delle categorie preferite dalla Chiesa polacca: donne e comunità LGBT.

Una fetta cospicua di popolazione, che sceglie di non voler leggere le trasformazioni globali intercorse negli ultimi trent’anni, descrive Paesi (tra i quali Polonia e Ungheria) come improvvisamente travolti da rigurgiti nazionalisti. È evidente che non sia così, ma il contesto dell’Europa centro-orientale è ovviamente a sé. Superata la guerra fredda, questi Paesi hanno coltivato un rapporto travagliato con le loro identità e con le loro responsabilità storiche e legate al periodo delle due Guerre mondiali, durante il quale vissero – tra l’altro – un periodo di indipendenza nazionale in salsa autoritaria. Questa loro indipendenza de facto dell’epoca venne meno con la formazione dei regimi del socialismo legati al Patto di Varsavia, che rispondevano dei loro governi anche e soprattutto a Mosca. È però doveroso precisare che le popolazioni di questi Paesi hanno comunque mantenuto, almeno in alcuni periodi del regime, una certa diffidenza conflittuale nei confronti dell’establishment, che permise loro di uscire più facilmente dal Patto di Varsavia alla fine degli anni ‘80. A tal proposito sono infatti note le rivolte operaie di Danzica del ‘70 e l’insurrezione di Budapest del ‘56.

Per quanto concerne la Polonia, nei decenni del regime comunista la Chiesa cattolica ha sempre mantenuto un ruolo guida nell’opposizione. La religione cattolica ha rappresentato, durante tutta la storia della Polonia moderna, in particolare nel Settecento e Ottocento – periodo caratterizzato da invasioni e spartizioni – un collante etnico e sociale fondamentale, rivestendo il ruolo del principale strumento di lotta contro la russificazione tentata dagli zar. Affiancata alla religione, c’è sempre stata una forte consapevolezza nazionale, che spesso ha assunto il carattere mitico di una Polonia resiliente perché, appunto, caratterizzata da un forte legame comunitario legato alla religione e a varie forme organizzate di nazionalismo indipendentista. Questo sostrato culturale fu fondamentale sotto il comunismo, poiché la generazione che diede vita alle formazioni sindacali organizzate (Solidarność in primis, capitanata da Lech Wałęsa) ebbe modo di dispiegare un’azione politica operativa prima nel contesto  locale e poi su scala nazionale, resa possibile dalla capillare presenza della Chiesa. Una generazione, quella di Wałęsa, cresciuta all’interno del regime comunista e pertanto in grado di contrastarlo sotto un punto di vista legale e politico, con le capacità, classiche della cultura cattolica, della non violenza e della diplomazia nelle trattative con il potere. Questo proprio perché in Polonia la cultura cattolica è considerata un valore nazionale, prima ancora che universale.

Questo excursus, seppur prolisso, è necessario al fine di comprendere la valenza simbolica della religione, cardine ideologico di un governo in difficoltà come quello del PiS (Prawo i Sprawiedliwość, ossia Diritto e Giustizia) e del suo presidente, Jarosław Kaczyński, al comando del Paese da più di cinque anni. La generazione del leader del PiS, come quella del presidente ungherese Orbán, proviene, paradossalmente, da quel centrodestra che, durante la transizione dal regime a partito unico verso una forma multipolare, si radicalizzò sul tema degli accordi tra il governo comunista e le opposizioni ufficiali, opposizioni che furono il bersaglio di numerose critiche in merito agli accordi internazionali.

Questa cultura politica regressiva e ultraconservatrice vede nella globalizzazione e nel liberalismo europeo la fine di tutti i valori, la nascita di una società drogata e pervertita, ponendo dunque i valori morali – ovviamente di stampo conservatore – su un piano superiore. Gli avversari, pertanto, non sono più l’Islam e lo spesso preconizzato rischio di islamizzazione, bensì le libertà sessuali e della persona, garantite laicamente in tutta l’Unione Europea. In questi anni, durante i quali si è dispiegata l’azione di un governo formato dal solo PiS e da appoggi proveniente dall’ancora più estrema destra, la politica ha dato maggior rilievo al campo delle sovvenzioni statali rispetto a quello dei problemi sociali, mettendo a disposizione svariate garanzie e sussidi per le famiglie, punto centrale del nuovo conservatorismo. E, com’è prevedibile, sono le donne le prime a essere colpite da questa cultura (una precisazione: queste scelte politiche sono frutto di un modello culturale predefinito molto popolare tra le destre reazionarie, all’interno delle quali si colloca anche il PiS), dal momento che le sovvenzioni alle famiglie numerose, che di base hanno un’accezione neutra o positiva, hanno spesso come effetto quello di portare avanti la narrazione della donna come “angelo del focolare”, relegata alla sfera privata; con l’uomo, invece, libero di inseguire le proprie aspirazioni nella sfera pubblica. Una serie di misure sociali paternalistiche, insomma, che tratteggiano lo Stato nei panni di un protettore che gestisce la vita sotto entrambi i suoi aspetti, il pubblico e il privato. Un paternalismo classico di quei regimi totalitari, figlio di quella stessa popolarità di cui goderono nella maggior parte dei casi, e che appunto viene ripreso da chi si pone agli antipodi di quell’esperienza storica.

Quello che sta avvenendo in questi giorni è anche il frutto di una generazione cresciuta all’interno di una cultura europea aperta ed inclusiva, in aperto contrasto con quella ruralista e nazionale che ha le sue radici nel ruolo fondamentale svolto dalla Chiesa nelle zone più difficili della Polonia, quasi agli antipodi con il complesso di principi su cui si fonda l’UE. Inoltre, quello che vediamo dalle immagini delle proteste è che queste manifestazioni sono caratterizzate anche da una forte presenza giovanile, oltre che prima di tutto femminile.

 

 

Ma qual è stata la scintilla che ha fatto scoppiare il tutto, di fatto? In questi ultimi anni il governo polacco, dall’agenda politica dichiaratamente omofoba, ha espresso la volontà di far ritornare la Polonia ai valori della famiglia tradizionale cristiana. Ciò si è tradotto con varie iniziative, ma l’esempio più eclatante è stata la dichiarazione di molte città governate dal PiS, che si sono dette pronte a voler liberare le proprie comunità dalla presenza degli individui LGBTQ+, vedendo l’omosessualità come un’ideologia pericolosa e degenerata. Oltre a ciò, non esistono di fatto tutele legali per le comunità LGBTQ+, se non garantite o richieste da varie organizzazioni non governative presenti nel territorio. Per il PiS, la tradizione comporta anche la quasi irreperibilità di contraccettivi, in un Paese in cui gli obiettori di coscienza rappresentano la norma (una situazione non troppo lontana dalla realtà italiana). Sono state eliminate inoltre le tutele per le persone affette da disabilità, il che allarga di molto le categorie che il governo colpisce sulla questione della salute e della libertà di vita. La questione che in questi giorni ha funto da casus belli è stata la decisione della Corte costituzionale del 22 ottobre: essa ha dichiarato ufficialmente che l’aborto, sulla base di difetti congeniti e malformazioni fetali anche incurabili, è incompatibile con la Costituzione, rendendo così di fatto impossibile praticare l’aborto in maniera legale.

È bene sottolineare che la stessa Corte costituzionale in Polonia è oggetto di contestazioni da ormai cinque anni. Dall’ascesa al potere del PiS nel 2015, il partito ha iniziato a detenere sempre un maggiore controllo sul sistema giudiziario, da emendamenti sulle leggi alla nomina di giudici della Corte suprema, i quali hanno avuto un ruolo chiave nella decisione del 22 ottobre. Un paradosso, se si pensa che la speranza originaria nella transizione alla democrazia dopo il crollo del blocco socialista sta svanendo in una nuova morsa autoritaria, il cui paradosso è proprio il governo legittimamente eletto. È per questa ragione che all’interno delle rivendicazioni di queste ultime settimane viene anche menzionata la Corte costituzionale, già oggetto di contestazioni negli ultimi anni.

Le proteste sono quindi frutto di una serie di scelte politiche che colpiscono non soltanto le donne, ma gli stessi diritti dell’individuo e la possibilità di autodeterminarsi nelle scelte quotidiane e di vita. L’esasperazione è tanta e palpabile, anche solo vedendo le immagini che arrivano dalle oltre cinquecento città polacche che hanno manifestato e stanno manifestando il loro dissenso; ma al contempo ha assunto delle caratteristiche originali che fanno sentire forte la presenza giovanile. La simbologia ricopre un ruolo fondamentale in queste manifestazioni: le immagini ricorrenti sono quelle ad esempio di una saetta, che nelle parole dell’ideatrice e grafica Ola Jasionowska lancia un messaggio chiaro: “Attenzione, siete avvisati, non permettiamo che ci vengano tolti i diritti fondamentali”; l’ombrello, simbolo di protesta delle suffragette degli anni Venti, che lo utilizzavano per bussare alla porta del generale Piłsduski; poi il simbolo più forte e carico di significato, la gruccia, simbolo delle pratiche abortive illegali eseguite con strumenti pericolosi; e infine l’utilizzo di meme in vari cartelli e striscioni, con un approccio innovativo e inedito.

Chiaramente queste manifestazioni partono da un’organizzazione capillare di collettivi, come il movimento da cui parte questa serie di proteste, ovvero ancora una volta l’Ogólnopolski Strajk Kobiet (lo Sciopero nazionale delle donne), movimento pro-aborto nato in seguito al primo sciopero del 2016. D’altro canto c’è anche molto spontaneismo, tant’è che il movimento, in maniera orizzontale con l’utilizzo dei social e di varie piattaforme online, si pone ora propositivo su vari temi che sottolineano l’insoddisfazione generale nei confronti del governo. Le destre più reazionarie, purtroppo, non si sono fatte trovare impreparate. In quasi tutte le città dove si è manifestato è stata riportata la presenza di gruppi reazionari organizzati, pronti a intimidire i manifestanti e a difendere i luoghi di culto anche con la violenza. Indicativo è il fatto che a Varsavia circa 80 neofascisti del movimento ONR (Obóz Narodowo-Radykalny), membri del partito di estrema destra Konfederacja (Confederazione) e diversi ultras del Legia Varsavia hanno presidiato la chiesa di Sant’Alessandro per tutta la serata, e in altre occasioni cercavano di sostituirsi alla polizia. Anche quello delle forze dell’ordine è stato un tema scottante, essendoci stati svariati arresti e fermi ingiustificati, ma in buona parte hanno riconosciuto e rispettato la legittimità o comunque la forma pacifica delle manifestazioni. L’arma mediatica più utilizzata dal governo del PiS per contrastare le proteste è stata la menzogna: le suddette sono state dipinte come poco partecipate e soprattutto violente, e per contrapporvisi si è ricorsi alla classica formula del “ritorno all’ordine”.

 

 

A testimoniare ciò di cui ci siamo fatti portatori fino adesso, abbiamo realizzato in queste settimane di lavoro un questionario indirizzato proprio alle e ai manifestanti polacchi, nonché ai polacchi che seguono la vicenda anche da altri Paesi, in modo tale da poter dar loro direttamente voce, essendo i diretti interessati (Głos Polski we Włoszech: forum solidarne o charakterze informacyjnym, “La voce polacca in Italia: forum solidale di informazione”). Ci siamo personalmente occupati della traduzione e gestione dei materiali; abbiamo ricevuto non poche risposte, accompagnate oltretutto da allegati audiovisivi, tra le quali abbiamo trovato anche responsi di detrttori di Strajk Kobiet e di persone a favore delle decisioni del governo, che ci è sembrato giusto includere. Di seguito vi riportiamo la loro, la nostra esperienza:

Kuba, M, 18-24, Poznań

Appoggio la protesta, ma dubito che la legittima rabbia dei manifestanti possa trasformarsi in una riflessione sui modi per migliorare la situazione sociale polacca. La nostra società necessità di una riforma alla base, il cui raggio di azione andrebbe ben oltre le questioni di tutela della salute (e quindi oltre anche la questione aborto). I problemi, la cui prova è riscontrabile nella disastrosa gestione del Paese da parte del PiS, risiedono nella società polacca da tempo. La nostra storia, come anche il nostro presente, è segnata da violenza e disuguaglianza. Dovremmo sforzarci a cambiare lo stato delle cose mediante una riforma del sistema educativo e il coinvolgimento di organizzazioni non governative e accademiche nelle decisioni di carattere nazionale. I populisti non sanno risolvere i problemi reali, perché antepongono l’orgoglio nazionale alla riflessione. Il loro modo di far politica è tutt’altro che lungimirante ed è orientato solamente al mantenimento del potere.

Antonina, F, 18-24, Poznań

Ci si può offendere per il linguaggio volgare, si può condannare, obiettando che bloccare le messe è veramente troppo, si può assecondare dicendo che la gioventù ha le proprie regole, per cui urla in questo modo perché nel bel mezzo di una pandemia si è stancata di questo isolamento. Certo che si può, ma per la prima volta, per la primissima volta non ce ne importa nulla; anzi, ci porta a mobilizzarci. Da trent’anni ormai i governanti a braccetto con la Chiesa decidono sui nostri diritti, sull’etica e l’estetica dei nostri pensieri. Il compromesso sull’aborto non è stato per niente un compromesso, è stato un’inchino nei riguardi della Chiesa, la quale dopo le proteste degli anni ‘80 di Solidarność ha ottenuto un’enorme influenza sul Paese. Per questo motivo gli uomini al governo (all’epoca il governo dell’Alleanza della Sinistra Democratica) hanno firmato una legge che rendeva possibile l’aborto solamente nel caso di malformazioni letali per il feto, pericolo di vita per la madre oppure stupro. Siamo cresciute in un Paese fortemente patriarcale e post-sovietico, fondato su sottomissione e lavoro violenti e obbligatori. Ci sono sempre stati inculcate le basi dell’obbedienza: dovevamo ringraziare, stare tranquille, in silenzio e timorate di Dio. In Polonia ci sono ancora poche donne in società, in politica, in campo artistico. La nostra generazione è la generazione del cambiamento, nonché della tolleranza e dalla consapevolezza dell’emarginazione che hanno vissuto le donne e la comunità LGBTQ+ in Polonia. È questo il motivo per cui la protesta non riguarda solamente il diritto all’aborto (legale) (nonostante non tutti i manifestanti appoggino l’aborto libero, una parte di loro è a favore del compromesso, in strada scende anche molta gente credente). Questa protesta è una rivoluzione. Qui si tratta di emancipazione femminile, di emancipazione delle minoranze, come anche, ovviamente, di un tentativo di far cadere l’ultraconservatore, disgustoso, corrotto, populista, contro i diritti umani governo del PiS insieme al suo capo Jarosław Kaczyński. Kaczyński ha esortato a difendere le chiese “a qualsiasi costo”, cosa che nel giro di poche ore ha provocato diversi attacchi (accoltellamenti) sulla folla di manifestanti, nonché diverse aggressioni da parte dei militanti nazionalisti.

Adesso o mai più. Questa potrebbe essere l’ultima opportunità. Se non riusciamo a rovesciare questo governo ora, le prossime elezioni a venire potrebbero essere falsate. Diventeremo la nuova Bielorussia.

Prima ci hanno tolto la pillola del giorno dopo, poi hanno detto che con i corsi di educazione sessuale si finisce in prigione e adesso vogliono farci morire dopo aver partorito dei feti malformati.

Ci hanno tolto i tribunali liberi, una magistratura imparziale (in Polonia una persona ricopre sia il ruolo di procuratore generale che di ministro della giustizia), hanno reintrodotto la censura in ambito letterario e artistico, ci hanno detto che la Polonia è loro e noi non abbiamo alcun diritto su di essa, che non possiamo sentirci delle patriote. Li odio per il fatto di aver diviso il Paese. Per il fatto che i miei nonni mi dicano che io stia agendo ai danni dello Stato. Per il fatto che mentano spudoratamente. Per il fatto che aizzino polacche e polacchi le une contro gli altri. È arrivato il nostro momento. SE NE DEVONO ANDARE A FANCULO.

 

 

Jan, M, 18-24, Breslavia-Roma

Le proteste derivano dalla scarsa informazione da parte della società. La proposta è stata presentata in tribunale ormai da un anno. La data della sentenza era stata resa nota dalla metà di settembre…peccato non aver protestato quando avremmo potuto avere un impatto effettivo sulla politica, al posto di piangere sul latte versato. Speravo che Strajk Kobiet ci informasse per tempo sull’emissione della sentenza… mentre invece non c’è stato riportato nulla in quel periodo.

Bisogna iniziare a parlare. Ci vuole più disciplina, perché le manifestanti e i manifestanti radicali hanno devastato i luoghi delle proteste e a causa loro anche noi verremo etichettati come tali.

Joanna, F, 18-24, Poznań

Capisco le proteste. Ma dopo un’altra faticosa giornata sono passate in secondo piano ed è scoppiata una guerra politico-religiosa in cui ci si è avventati su monumenti, chiese, statue ma, soprattutto, sulle persone. Chiese devastate? Interruzioni durante le messe? RISSE TRA PERSONE? Purtroppo i manifestanti, i nazionalisti e altri riottosi hanno dimenticato cos’è la dignità e il rispetto per le altre persone. Comprendo perfettamente le proteste, sostengo con tutta me stessa le parti lese, ma, nonostante ciò, non mi sento sicura a vivere in questo Paese, un Paese in cui le persone che mi ritrovo accanto per strada non si farebbero scrupoli ad accoltellarmi. Sono credente e praticante, ma ciò non vuol dire che sono contro di voi! Eppure, quello che è successo ha completamente distrutto la mia opinione sulle proteste. Sono andata a combattere per LA LIBERTÀ DI SCELTA PER LE DONNE, ma il tutto si è tramutato in odio nei confronti della Chiesa, della politica e del PiS (cosa in fin dei conti comprensibile 😊). I credenti non offendono, ridicolizzano o aggrediscono i non credenti. Perché allora non può essere così per entrambe le parti? Credo che questo sia ciò che voleva il governo e la gente ci è cascata in pieno. Se la situazione non verrà tenuta sotto controllo, non so cosa ne sarà della nostra Nazione…

Teniamo a mente con fermezza per cosa stiamo lottando. PER LA LIBERTÀ DI SCELTA PER LE DONNE E LE LORO FAMIGLIE. Combattiamo senza ricorrere alla violenza, rispettandoci reciprocamente.

Hubert, M, 18-24, Nowogard

Supporto le proteste, credo che le donne debbano poter decidere del proprio corpo. Secondo me il diritto all’aborto dovrebbe essere come in Germania. Credo anche che le autorità si siano interessate ora alla questione per introdurre nuove restrizioni e incolpare i partecipanti per la diffusione della pandemia.

Xymena, F, 18-24, Poznań

La situazione delle donne polacche è critica. Il governo ha approvato una legge che limita la libertà e i diritti umani fondamentali. Vogliono che le donne partoriscano a costo della vita e della salute; a tal proposito sono state organizzate delle proteste in tutta la Polonia. Secondo me era l’unico modo per opporsi al partito. Migliaia di persone, non solo donne, stanno mettendo a rischio la propria salute stando a stretto contatto con gli altri durante questa pandemia, ma non ci è stata lasciata altra scelta. Questo dimostra quanto la questione riguardante l’aborto sia cruciale. Credo sia fondamentale che questa vicenda valichi i confini polacchi. Bisogna dimostrare che a decidere del corpo di una donna può essere solo lei stessa, come è risaputo in altri paesi. Dovrebbe essere risaputo anche in Polonia.

Angelica, F, 18-24, Roma

È sconcertante come la situazione in Polonia stia portando a così tanto scandalo e che ancora non si siano resi conto dei danni che infliggeranno al loro stesso Paese. Un vero Paese civile non permetterebbe mai che una donna debba portare a termine una gravidanza che non può sostenere a livello economico o anche di salute. Al di là del problema morale che è più che ovvio…ma che viene ignorato, non si sa per quale motivo, c’è da pensare a quanta povertà e sofferenza potrebbe portare a questo Paese una scelta del genere; stiamo parlando di un Paese che più di altri non se lo può permettere. Spero che queste proteste continuino e che si facciano sempre più forti. Viviamo in un mondo in cui tutto è diventato molto meccanico e si punta sempre a raggiungere il miglior risultato al di là dei mezzi che possono essere usati per raggiungere la salute, la stabilità economica e psicologica… non capisco perché questo diritto debba essere tolto alle donne come se non c’entrasse niente con tutto ciò, come se le gravidanze non volute andassero a buon fine e come se sapessero dove collocare o dove trovare fondi per tutti quegli orfani, vergogna.

 

 

Zuzanna, F, 18-24, Poznań

Dopo alcuni atti di vandalismo sempre meno polacchi sostengono la protesta, nonostante il 70 per cento sia a favore del diritto all’aborto toltoci dal Tribunale Costituzionale. Nonostante il numero sempre crescente di manifestanti, ci stiamo dimenticando per cosa stiamo lottando davvero. Per il diritto di scelta, per il diritto di decidere della propria vita. Personalmente, non supporto la blasfemia e gli atti di vandalismo, credo che l’odio non possa essere combattuto con altro odio.

Magda, F, 18-24, Bydgoszcz

Ciò che il nostro governo sta facendo è una vera tragedia. Ci hanno tolto i nostri diritti fondamentali, ci hanno tolto la nostra libertà di scelta, ci hanno vietato di decidere della nostra vita e dei nostri corpi. Nonostante questo, cerchiamo di protestare pacificamente quando scendiamo in strada. Tutte le organizzazioni che organizzano le proteste stanno chiedendo a noi cittadini polacchi di manifestare in modo pacifico. Ci stanno chiedendo di non istigare la polizia e l’esercito, e di non distruggere edifici, chiese e monumenti. Noi così stiamo facendo, ma ovviamente ci sono singoli gruppi per cui protestare pacificamente non è sufficiente. Distruggono, istigano e insultano. Ma questi sono casi isolati! Tutti gli altri, centinaia di migliaia di persone, protestano pacificamente.

Per quanto riguarda la polizia, alcuni di loro si tolgono il casco e protestano assieme a noi. Purtroppo però, la maggior parte di loro ignora la questione. Persino quando c’è un istigatore proveniente dalla contromanifestazione, ma polizia aspetta a caricare. Non intervengono immediatamente quando vengono provocati, e se intervengono è perché i manifestanti passano alle mani e agli insulti. MA COMUNQUE, QUESTI SONO CASI ISOLATI! LE PROTESTE SONO PACIFICHE! LOTTIAMO PER I NOSTRI DIRITTI, VOGLIAMO POTER SCEGLIERE.

Wanda, F, 18-24, Poznań

Molti protestano perché credono che l’aborto sia un diritto fondamentale della donna. Però un diritto fondamentale della donna, un diritto fondamentale dell’essere umano, è il diritto alla vita. Fino ad allora, i feti con sospetto di malformazione incurabile si sono visti negare questo diritto. Ora la Corte costituzionale ha deciso che questo diritto invece lo meritano.

I manifestanti hanno deciso che il vandalismo e la profanazione delle chiese sono un buon modo per protestare 🤷  Dal momento che la Chiesa cattolica si batte per il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, molti di questi attacchi sono diretti proprio a essa. Per tutto il Paese, sui muri delle chiese (persino sui monumenti), ci sono state scritte, spesso anche volgari, contro gli insegnamenti della Chiesa. Domenica, i manifestanti sono entrati durante la messa. Lunedì sono iniziate delle contro-proteste per proteggere le chiese.

Mostrate entrambe le parti del conflitto, non solo quella pro-aborto.

Anna, F, 35-54, Cracovia

Le iniziative del governo dovrebbero mirare alla protezione e alla cura delle donne, che scelgono di abortire e di quelle che decidono di mettere fine a una gravidanza, al di là delle condizioni del feto. Lo stato ha il dovere di difendere e non di minacciare.

Jędrzej, M, 18-24, Poznań-Nowogard

Vive la révolution – questo era lo slogan sulla bocca dei rappresentanti del popolo francese durante la rivoluzione. In questo caso il contesto delle proteste è analogo – tutti combattono per qualcosa di diverso, ma lo slogan principale – wypierdalać (dovete andare a fanculo, NdT) – porta con sé un carico di emozioni negative nei confronti delle autorità. Dopo l’iniziale entusiasmo dei manifestanti, sono sopraggiunti dissensi e spaccature – secondo me, chiediamo troppo e facciamo troppo poco – la gente urla “questa è guerra” e quelli che sono davvero pronti per una guerra contro il Governo e la Chiesa in questa protesta sono uno su mille. L’alleanza tra “trono e “croce” porta sempre malcontento tra la gente comune e in questo momento si presenta una situazione simile, il potere si è completamente alienato dalla realtà e spreca soldi in limousine nel bel mezzo di una pandemia, finanzia Rydzek e il clero macchiato da scandali di pedofili. Non sono credente ma apprezzo il contributo apportato dalla cultura cristiana al patrimonio culturale polacco…d’altro canto però credo che la Chiesa non dovrebbe immischiarsi nella politica. Prima pensiamo al PiS, poi a una conciliazione e forse allora qualcosa prima o potrebbe cambiare in questo paese. In caso contrario infiammeremo questo Paese e creeremo una seconda Belfast qui…

 

 

Tutte le foto presenti nell’articolo sono opera del fotografo Wojtek Radwanski.

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