Konstantin Biebl: il poeta dell’esotismo boemo tra meraviglia e tenebra

10/11/2020Martina Mecco

 

All’interno del breve ma prezioso libro redatto da Angelo Maria Ripellino Storia della poesia ceca contemporanea compare, ad un certo punto, un titolo alquanto curioso: “Avventura a Giava”, in cui è riportata una delle poche testimonianze che si hanno in Italia di Konstantin Biebl. La poesia di Biebl è uno dei tanti segreti che l’avanguardia ceca deve ancora svelare al lettore italiano. A differenza infatti di Seifert e Nezval, che sono stati consacrati dalla Collezione di poesia Einaudi, le opere di Biebl cercano ancora il loro traduttore. Il motivo di questa lacuna, sebbene esistano qua e là delle traduzioni parziali, è da ritrovare nell’enorme difficoltà che si incontra nel rendere la musicalità dei testi, caratterizzati da un peculiare e raffinato gioco di suoni.

Konstantin Biebl nasce a Slavětín presso Louny nel 1898 ed è stato uno dei protagonisti dell’avanguardia ceca. La sua opera, infatti, si sviluppa attraversandone tutte le fasi: dagli albori dell’arte proletaria alla decadenza surrealista. La vita di Biebl è stata profondamente segnata dal suicidio del padre; difatti la sua formazione deve molto all’influenza che ebbe su di lui lo zio Arnošt Ráž. Dal punto di vista dell’istruzione, Biebl inizia a frequentare la facoltà di medicina, senza però concludere gli studi. Egli decide infatti di dedicarsi completamente alla letteratura, iniziando un percorso che nel 1924 lo porterà a diventare, insieme a Seifert e Nezval, una delle voci più importanti del Devětsil, gruppo avanguardista ceco nato a Praga nel 1920. Un tratto che lo distingue dagli altri poeti dell’avanguardia è l’aver esperito le crudeltà della guerra, combattendo prima in Galizia e, dopo un periodo di ricovero, sul fronte balcanico. Questo aspetto viene sottolineato da Seifert all’interno della sua raccolta di memorie Tutte le bellezze del mondo (1982):

“Karel Konrád e Kost’a Biebl, l’amico della sua vita e amico di tutti noi, vennero tra noi che eravamo più giovani di uno o due anni. Avevano conosciuto la guerra da vicino, come soldati. Mentre il terribile meccanismo bellico, che sposta automaticamente le vite umane sul margine della rovina, si era fermato davanti alle nostre giovani età, Konrád e Biebl avevano fatto in tempo a camminare nella neve insanguinata e nel fango. Il marchio di ciò che avevano visto, e che la guerra aveva impresso in loro, arricchì – quanto è grottesca questa parola – anche le loro opere. Erano più ricchi di questa nefasta esperienza.” (p.288)

Come ricorda Seifert, gli anni trascorsi a combattere in trincea hanno irrimediabilmente segnato la poesia di Biebl, soprattutto quella legata all’arte proletaria. A questa prima fase, che va dal 1919 al 1925, risalgono tre raccolte. Il suo esordio avviene infatti proprio nel 1919, quando appare su rivista Písně souchotináře (Poesie di un tubercolotico). Il titolo si deve al fatto che dopo la guerra gli viene diagnosticato un sospetto di tubercolosi, per il quale trascorre un mese presso la località dalmata di Baška, dove incontra Jiří Wolker, un altro importante poeta della poesia proletaria. Nel 1923 pubblica invece Cesta k lidem (Il cammino verso gli uomini), una raccolta di tredici poesie scritte a quattro mani con lo zio, in cui Biebl costruisce un discorso poetico che oscilla entro il limite della tragicità e quello dell’ingenuità infantile, alternando continuamente le riflessioni sull’esperienza bellica alla descrizione della vita quotidiana, utilizzando uno stile molto simile a quello di Wolker. Nel 1925 appare invece Zloděj z Bagdadu (Il ladro di Bagdad), dove si può già osservare un indizio che anticipa chiaramente i caratteri della produzione poetista: la scelta di un’azione narrata in terre lontane per raccontare un fatto vicino come la morte dell’amata mostra infatti il gusto di Biebl per l’esotico. Accanto a questo accenno di esotismo si trova anche esplicitata la tematica erotica, rappresentata dalla morte della protagonista, legata un evento autobiografico: la morte di Jarmila Miškovská, donna di cui Biebl si innamorò durante la permanenza a Baška.

Il 1925 è un anno fondamentale, che segna l’inizio della produzione pienamente poetista di Konstantin Biebl. Il Poetismo è infatti una tappa centrale dell’avanguardia ceca, in cui si è sviluppata una poetica del tutto singolare e che non ha avuto eguali negli altri contesti europei. Il Poetismo è un movimento poetico e artistico che si forma all’interno del gruppo del Devětsil, i cui principi sono stati teorizzato da Karel Teige. I suoi testi, parzialmente tradotti in italiano in due volumi Einaudi, sono un punto di riferimento essenziale per comprendere gli sviluppi dell’avanguardia ceca, nonostante celino il pericolo dell’incomprensione dovuto alle continue revisioni cui è stato sottoposto il pensiero teighiano. Il poetismo teorizzato da Teige sviluppa un nuovo concetto di poesia, non più da intendersi come mera opera in versi, ma come una commistione di energie pronta ad esplodere. In La pittura e la poesia (“Disk”, 1923) Teige infatti afferma che “l’arte è una e cioè la poesia” impiegando il termine “poesia” con la sua accezione greca di “poesis”. La poesia è quindi la creazione sovrana, la sintesi di tutte le arti che risplende anche laddove non siano presenti tracce propriamente artistiche. Un altro punto fondamentale del poetismo è il tentativo di ridurre ogni distanza tra la dimensione dell’arte e il quotidiano, ponendosi come fine anche quello di creare una “rivoluzione culturale” per “dare alla società un nuovo tipo di uomo”.

 

 

L’entrata di Biebl nel gruppo poetista coincide con la pubblicazione di Zlom (Rottura), edito prima nel 1925 e poi nel 1928, inserendovi una lirica in più. Il cambiamento che attraversa la produzione di Biebl lo si può cogliere anche solo osservando l’evoluzione della grafica: quella dell’edizione 1928, realizzata da Karel Teige, mostra infatti i tratti caratteristici delle copertine poetiste. All’interno di questa raccolta emergono due linee: quella lirica, in cui egli parla delle sofferenze del giovane poeta, e quella sociale, in cui invece emerge il mito della fabbrica. All’interno di questo discorso rientrano temi già cari a Biebl nelle raccolte precedenti, come lo sguardo ingenuo sul quotidiano e gli echi della guerra, mentre invece ad esser nuovo è il carattere grottesco che emerge dal modo in cui vengono presentati gli stati d’animo del poeta. Particolarmente interessante è qui l’abilità di Biebl nel costruire una poetica delle piccole cose. Egli trasforma oggetti comuni in oggetti poetici personificandoli, come nel caso di Pomsta (Vendetta) in cui un semplice orologio a cucù diventa simbolo dello spezzarsi di ogni costrizione.

Questa idea della rottura è un motivo fondamentale, che ritorna anche in Zlatým řetězy (Con catene d’oro), un’altra raccolta pubblicata un anno più tardi. Anche qui si mostra la capacità di Biebl nel costruire metafore sofisticate partendo da elementi comunemente semplici: il poeta viene paragonato all’ombra emanata dalla luce di un lampione (“con catene d’oro legata al lampione / la mia ombra”). L’impianto retorico è, però, ancora più complesso: l’anima del poeta, rappresentata dall’ombra, viene messa al confronto con la vita del marinaio (“[…] in una bettola del porto muore un malese / sul petto una nave da guerra. / Sul braccio una donna.”). All’interno di questa raccolta si possono individuare due aspetti fondamentali. In primo luogo, è possibile osservare il fatto che Biebl riesce nell’intendo auspicato da Teige di realizzare un incontro tra la dimensione quotidiana e quella poetica, mentre dall’altra, come suggerisce Ripellino, si può osservare una diretta influenza della poesia di Majakovskij e Chlebnikov sul piano delle rime, dei giochi verbali e su quello fonetico.

L’influenza della poesia russa d’avanguardia è un tratto importantissimo della poesia ceca di questi anni, diffusa tra i poeti del Devětsil grazie alle traduzioni di Roman Jakobson. Nelle già sopracitate memorie di Seifert compare una testimonianza diretta di questo punto di contatto, in particolare nel capitolo “Le bliny russe” si legge:

Il nostro tavolo era pieno di poeti e pittori stranieri, che evocavamo sempre coi nostri dibattiti e con le nostre polemiche senza fine. Spessissimo c’era naturalmente Apollinaire, con la testa fasciata come lo aveva disegnato Picasso. Jakobson ne attirò ancora degli altri. E così, sedevano lì con noi Majakovskij, chiassoso senza cerimonie, e il misterioso e stupefacente Chlebnikov […] A Jakobson piaceva farci delle citazioni dai poeti. Così sopra al tavolo di marmo risuonavano i versi rivoluzionari di Majakovskij. Ed ancor prima che da Mosca fossero arrivati i libri dei poeti sovietici, conoscemmo anche Esenin […]” (pp. 229-230)

L’esperienza di Biebl nel Poetismo continua con la pubblicazione della sua opera più famosa, S lodí jež dováží čaj a kávu (Con una nave che trasporta tè e caffè, 1927). La realizzazione di questa raccolta è strettamente legata al viaggio che il poeta compie tra il 1926 ed il 1927 in Oriente, il simbolo per eccellenza dell’esotismo di primo Novecento. Questo viaggio rappresenta, insieme alla partecipazione diretta al primo conflitto mondiale, un altro punto che pone Biebl in una posizione particolare all’interno del gruppo dell’avanguardia. Il tema del viaggio verso luoghi esotici è infatti un Leitmotiv della letteratura di primo Novecento, insieme a quello del marinaio inteso come figura che con il suo viaggiare cancella ogni frontiera fisica intesa come limite. Il movimento poetista rientra appieno nel contesto europeo, citando di nuovo Seifert: “Avevamo aderito alla corrente europea della poesia, segnata già in precedenza dal nome di Apollinaire”. Vi si trovano dunque moltissimi casi in cui il tema del viaggio viene esplicitato. Due esempi interessanti, si potrebbe dire curiosi, per la modalità in cui vengono realizzati, sono le due poesie per immagini del 1923 Pozdrav z cesty (Saluti dal viaggio) e Odjezd na Kythéru (Viaggio a Citera), realizzate da Karel Teige (ai lati):

 

 

Fortissimo è ancora il legame tra il concetto di poesia e quello di mondo, in particolare ciò riporta al concetto di universalità tanto caro ai poetisti. L’attrazione quindi per questi luoghi lontani sembra dipendere direttamente da questo impianto teorico, ma Biebl, a differenza degli altri, è l’unico a concretizzarlo in un’esperienza diretta e sensoriale, che viene poi tradotta in esperienza poetica. Il prodotto poetico che nasce da questo viaggio attraverso Giava, il Borneo, Ceylon e Sumatra è una raccolta che si suddivide in tre sezioni: “Začarovaná studánka” (“La fonte incantata), “S lodí jež dováží čaj a kávu” (“Con una nave che trasporta tè e caffè”) e “Protinožci” (“Antipodi”). C’è una differenza sostanziale tra la prima parte e le altre due, in quanto solo quest’ultime rientrano nella definizione di poesia d’avanguardia. In questa prima sezione infatti Biebl racconta la sua infanzia in modo idealizzato e il mondo delle piccole cose. Segue poi, nella seconda sezione, il racconto del viaggio e dei preparativi, in cui ritorna anche il tema dell’amata a cui si lega quello dell’erotismo, difatti il poeta si imbarca sulla nave Plancius in compagnia di una donna. Nel momento in cui la nave prende il largo a spalancarsi non è solo l’oceano, ma anche l’immaginazione di Biebl:

Con una nave che trasporta tè e caffè
Sto per partire per la lontana Giava
Tra un mese la nave salperà da Genova
approderà su un’isola vermiglia
Partiremo insieme io e te
ti porterai solo la tua valigia e le tue labbra
Passeremo accanto alle piramidi
la nave aspetterà che arrivi Mosè col suo popolo
Con un grande bastone e gli zoccoli impolverati
passa per primo attraverso l’erba di mare e gli anemoni
Un branco di pesci spiega le ali come uccelli
vola nell’acqua e si perde nelle onde.

Le liriche della terza parte sono invece dei bozzetti dedicati alla sua permanenza a Giava. Attraverso la stesura di bozzetti egli immortala, nelle vesti del classico viaggiatore europeo affascinato da tutto ciò che lo circonda, ciò che osserva sull’isola. La poesia che chiude la raccolta è dedicata a Jaroslav Seifert e ha lo stesso titolo dell’ultima sezione, ovvero Antipodi:

L’eterna stanchezza il terrore sotto le palme
come se non fosse nemmeno Natale
dagli alberi pendono foglie verdi
e sono pieni di frutta
ed eternamente ronzano i coleotteri
L’eterna stanchezza il terrore sotto le palme
col suo ventaglio nero l’ombra della foresta
ha allarmato i bianchi uccelli del paradiso
Penso a casa e guardo la terra
se la terra fosse trasparente
si potrebbe guardare sotto alle gonne di tutte le donne d’Europa
[…] In profondità sotto di me affonda l’abisso celeste
cammino come Cristo sulla spalla la Croce del Sud
Dall’altra parte del mondo invece
camminano uomini coi piedi all’insù
[…] Dall’altre parte del mondo c’è la Boemia
una terra bella ed esotica
piena di fiumi profondi e misteriosi
[…] Da noi è primavera estate autunno inverno
Da noi portiamo soprabiti cravatte e bastoni
Può essere che cada la neve
oppure che fioriscano i ciliegi
Da noi crescono le fragole
Da noi l’acqua potabile è fresca.

In questa lirica Biebl mostra la nostalgia che lo attanaglia alla fine del viaggio, il paesaggio che lo circonda smette di essere l’isola vermiglia e meravigliosa dell’inizio della raccolta e diventa un luogo di timori, rappresentato dall’ombra della foresta. Ma l’elaborazione poetica si spinge oltre, ribaltando i piani e impadronendosi di una prospettiva completamente nuova: la Boemia diventa una terra misteriosa ed esotica. Viene tematizzata qui la forza della poesia nel creare un rapporto completamente diverso tra l’io poetico e il mondo. Questo concetto lo si ritrova anche in Kapka Inkoustu (Goccia d’inchiostro, “Red”, 1928), dove Nezval afferma:

Kapka inkoustu v otevřeném planicím peru je pro spisovatele něčím jako magiské zrcadlo pro jasnovidce. Uvidíte v něm svůji malinký obličej. Špatná média se domnívají, že je to vidění z nevidetelna. To jsou slabí spisovatelé, kteří při každé příležitosti popisujé svůji obličejíček. Inkoust zaretušuje většinu chyb. Okultisté mají dobrou zásadu. Soustřeďovat se na jednu myšlenku tak dlouho, až se ztratí okolní svět a začnou vystupovat obláčky.

Una goccia di inchiostro in una penna aperta è per gli scrittori qualcosa come uno specchio magico per i chiaroveggenti. Ci vedrai la tua faccia minuscola. Coloro che non sanno comunicare credono che sia una visione dall’invisibile. Questi sono scrittori deboli che in ogni occasione descrivono i loro volti. L’inchiostro corregge la maggior parte degli errori. L’occulto ha un buon principio. Concentrati su un pensiero finché il mondo intorno a te non scompare e le nuvole iniziano ad apparire.”

Il ruolo del poeta è proprio quello di guardare attentamente in una goccia di inchiostro per vedere il mondo in una prospettiva completamente diversa. Non ci si deve però fermare alla prima apparenza, ma bisogna riuscire ad andare oltre sviluppano una capacità di vedere completamente diversa. La goccia di inchiostro di cui parla Nezval è proprio l’orizzonte a cui guarda Biebl con nostalgia.

 

 

Un altro aspetto interessante è la realizzazione di un quadro ispirato alla poesia di Biebl da parte di Jindřich Štyrský, importantissimo pittore dell’avanguardia ceca al fianco di Toyen. In quest’opera, dal titolo Antipodi, viene rappresentato il non visibile descritto da Biebl nella lirica omonima, la visione attraverso la goccia di Nezval: un nuovo modo di vedere il mondo che abbia come risultato una nuova interpretazione prospettica. Questo quadro di Štyrský testimonia anche un altro aspetto, vale a dire la creazione di un’arte totale all’interno del Poetismo, che con le parole di Teige si potrebbe semplicemente definire “poesia”.

L’ultima fase poetica si Biebl si inserisce nella produzione del movimento surrealista e nel 1929 pubblica Nový Ikaros (Il nuovo Icaro). Questa raccolta si divide in quattro sezioni, in ognuna delle quali viene sviluppato un tema preciso: la morte, la memoria della guerra, i ricordi dei viaggi e l’esperienza dell’amore. Nonostante questi temi siano rintracciabili come dominanti in ciascuna delle sezioni, in realtà essi si mescolano in un unico flusso indistinto, in un’espressione poetica tesa tra il principio del dinamismo e quello della caducità umana. Tutto è permeato da questo flusso, in cui non solo si sovrappongono piani diversi, ma al tempo stesso avviene anche un movimento di rovesciamento di quest’ultimi. Il fine di questo estremismo di Biebl è quello di mostrare in poesia la simultaneità del mondo moderno. Se il 1938 è l’anno dell’apoteosi del Surrealismo ceco, il 1945 è invece l’anno in cui si conclude l’esperienza non solo surrealista, ma di tutta l’avanguardia. Biebl, inizialmente, prova a continuare a produrre poesia. Cerca con molti sforzi di conciliarsi alle forme della poesia impegnata in Bez obav (Senza timori, 1951), senza però riuscirci e venendo inoltre sommerso dalle critiche. Impossibilitato a continuare la sua vita di poeta, in quanto incapace di trovare un’espressione che si addica sia alla sua personalità poetica, sia a ciò che viene richiesto dal nuovo sistema politico-culturale, si suicida il 12 novembre del 1951.

La vita e la produzione di Konstantin Biebl sono state preziosissime e il suo ruolo all’interno dell’avanguardia ceca è stato fondamentale, non a caso Ripellino all’interno della sua Storia della poesia ceca contemporanea pone in mezzo a Nezval, “apprendista mago”, e a Seifert, “cantore di Praga”, Biebl, poeta della malinconia esotica. Ancora Ripellino, definisce Biebl con queste parole:

Spesso però, liberandosi dell’atmosfera di capriccio e di improvvisazione, Biebl si impensierisce dinanzi alla caducità umana, al succedersi febbrile degli avvenimenti, al grigiore della vita. L’ansia di provare disordinatamente tutte le sensazioni del mondo suscitata in lui della coscienza dell’assurdità e dell’incostanza della nostra vita moderna: sotto quei tappeti di colori, sotto il capriccio delle immagini è il vuoto, è la tenebra”.

 

 

(tutte le traduzioni dal ceco presenti in questo articolo sono opera di Martina, ndr)

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